Un anno di crisi senza eccezioni per le aziende piacentine. A fine novembre 2009 sono 31859 le imprese registrate alla Camera di commercio, 136 in meno rispetto al dato di dicembre 2008. Una tendenza che riporta la demografia industriale locale ai livelli del 2005-2006 e che ha portato una differenza in negativo di 153 imprese tra gennaio e novembre (1789 nuove imprese iscritti contro le 1942 cessazioni). Il settore che ha accumulato il maggior numero di nuove iscrizioni è stato quello delle costruzioni (424), seguito dal commercio (353) e quello primario (156). Nelle cessazioni tocca invece al commercio indossare la maglia nera con 460 attività in meno, davanti alle costruzioni (-449) e alle 276 aziende perse dall’agricoltura. E’ proprio il settore primario ad aver registrato il saldo maggiormente negativo (le cessazioni superano le iscrizioni per 120 unità), seguito dal commercio (-107) e allo scarto negativo di 72 unità relativo all’area manifatturiera. Se nel 2008 il tasso di crescita delle imprese piacentine era pari allo -0,34%, nel 2009 la situazione si aggrava calando al -0.48%. Per capire gli andamenti dei singoli settori industriali, basta osservare l’analisi congiunturale delle imprese emiliano-romagnole aggiornata al quarto trimestre 2009. Su base annua, sono state le industrie dei metalli a registrare la flessione produttiva più accentuata (-23,7%) davanti a quelle meccaniche, elettriche e dei mezzi di trasporto (-15,1%). Il calo più contenuto, pari all’1,1%, ha riguardato il settore alimentare, un’ulteriore conferma della sua sostanziale impermeabilità ai cicli economici. Il fatturato ricalca quanto rilevato per la produzione. Il decremento medio delle vendite si è attestato sul 14,3%, un cambio di rotta netto rispetto alla lieve crescita del quinquennio precedente (+0,6%). L’industria dei metalli conferma la diminuzione più ampia anche per il fatturato (-24,2%), seguita dall’area meccanica (-12,9%), mentre ancora una volta sono gli alimentari a parare meglio il colpo arrivato dalla crisi (-1,7%). Scendono di conseguenza anche le esportazioni (-7,9%), interrompendo la striscia positiva del quinquennio 2004-2008. Diversi i cali a due cifre, in molti casi attorno al 10%, come registrato nel legno e nella meccanica. Nelle rimanenti industrie le diminuzioni sono state comprese tra lo 0,5% dell’alimentare e il 9,4% dell’industria dei metalli. In totale, le esportazioni dell’Emilia-Romagna, pari a circa 33 miliardi e 305 milioni di euro, sono diminuite del 24,4% rispetto all’analogo periodo del 2008, a suo tempo in crescita del 2,8%. Il quadro non migliora se si guarda all’artigianato manifatturiero. La produzione cala del 14,5%, una percentuale mai toccata in passato che conferma la portata della crisi ancora in corso. Stesso trend anche per il fatturato, diminuito del 13,7%. Vista la preponderanza nel sistema economico piacentino, un capitolo a parte viene riservato all’industria delle costruzioni. Il decremento del volume d’affari equivale al 4%, che a va a sommarsi con la diminuzione dello 0,9% che veniva già rilevata nel 2008. Significativo osservare le evoluzioni delle varie classi dimensionali: il calo d’affari più consistente (-4,3%) ha riguardato le piccole imprese da 1 a 9 dipendenti, che in Emilia-Romagna sono per lo più artigiani, ovvero coloro che sono stati tra i maggiori protagonisti del decennio produttivo delle grandi imprese. Ma il peggioramento ha riguardato anche le altre due classi dimensionali(tra i 10 e i 49 dipendenti e tra i 50 e 500), entrambe in difetto del 3,6%. Il 36% delle imprese del settore dichiara diminuzioni rispetto all’anno precedente, determinando un saldo negativo del 32% (nel 2008 era già -25%).

