di Lorenzo Boscarelli, presidente di Tempi agenzia S.p.A . da settembre 2003 ad aprile 2006
Quanto costa il Trasporto Pubblico Locale, a Piacenza?
Il Trasporto Pubblico Locale – TPL – è l’insieme dei trasporti pubblici rivolti a una determinata area geografica e di norma include i servizi effettuati con autobus, filobus e tram. A Piacenza e provincia il TPL è effettuato con autobus ed è governato da due società: Tempi S.p.A., che possiede e gestisce gli autobus, e Tempi Agenzia S.p.A., che nel 2005 ha effettuato la gara per assegnare il contratto di gestione del TPL – gara vinta da Tempi S.p.A. in condizioni di sostanziale assenza di concorrenti – e ora ha il compito di controllarne la realizzazione. Le due società appartengono a Comune e Provincia di Piacenza, cioè sono di proprietà pubblica.
Il Contratto di Servizio – così si chiama l’accordo stipulato tra Tempi Agenzia e Tempi dopo la gara ed entrato in funzione nel 2007 – prevedeva che Tempi ricevesse, per effettuare il TPL, un corrispettivo di 18,4 milioni di €/anno (premi inclusi). In realtà, Tempi ha ricevuto corrispettivi di 18,9 milioni di € nel 2007 e di 20,9 milioni nel 2008, con un aggravio complessivo, a carico dei contribuenti, di 3 milioni di €, nel biennio.
Inoltre, il Piano previsionale consolidato delle due società (che, dati i loro rapporti, dal punto di vista economico possono essere considerate come una sola entità) redatto nel 2005, prevedeva che nel 2006 si avesse un deficit di esercizio di 324.000 €, che si arrivasse al pareggio nel 2007 e che i risultati rimanessero positivi nel seguito. In realtà, Tempi S.p.A. ha registrato perdite di 950.000 € nel 2007 e di 589.000 € nel 2008, mentre Tempi Agenzia ha avuto un utile di 5.000 € in entrambi gli anni.
Quindi, nel biennio 2007-2008 Tempi è costata alla collettività circa 4 milioni di € più di quanto i suoi responsabili avevano previsto e si erano impegnati a fare con il Piano del 2005.
In totale quanto costa il TPL a Piacenza e provincia, cioè quanto grava sui cittadini, al netto dei ricavi per la vendita dei biglietti? Ben 20 milioni di €/anno, cioè un costo circa 75 € per ogni abitante della provincia; questa cifra non rappresenta ciò che chi viaggia in autobus spende in media in un anno, ma la “tassa” che grava su ogni piacentino per sovvenzionare il TPL.
La situazione potrebbe, anzi dovrebbe essere molto migliore. La Regione Emilia Romagna chiede a tutte le società di TPL di coprire almeno al 35% i propri costi con il ricavato della vendita di biglietti; a Piacenza la quota nel 2008 è stata del 22%. Se fosse del 35%, il risparmio per la collettività sarebbe di circa 3 milioni di € all’anno. Questo risultato si può ottenere in due modi: riducendo i costi e/o aumentando i ricavi, cioè la vendita di biglietti.
Tempi non ha realizzato alcun significativo intervento sui costi, come dimostrano i suoi deficit, nonostante l’aumento di risorse pubbliche ricevute. Riguardo al ricavato per la vendita dei biglietti, si era registrato un discreto aumento annuo nel triennio 2004-6, mentre la crescita non c’è più stata nel 2007 e nel 2008. Per incrementare la vendita ci sono due strade; migliorare e far conoscere maggiormente il servizio agli utenti, per aumentare l’uso del TPL, e ridurre il numero di coloro che non pagano il biglietto. A questo proposito a Piacenza si registra una situazione anomala: a bordo autobus si vende meno dell’1% del totale dei biglietti, nonostante su ogni biglietto venduto l’autista trattenga un aggio di 50 centesimi. Si stima che se tutti gli autisti vendessero lo stesso numero di biglietti dei pochi tra loro che si dedicano a farlo, il fatturato annuo aumenterebbe di oltre un milione di €. La situazione non sembra essere migliorata con l’installazione delle emettitrici a bordo autobus, costate circa 150.000 €.
Quindi, davvero tempi grami nel TPL piacentino, soprattutto per i contribuenti!
Legalità e illegalità
Il contratto con il quale è stato assegnata a Tempi S.p.A. la gestione del servizio di TPL nel bacino di Piacenza ha validità di 6 anni, dal 2007 al 2012. Il contratto prevede delle condizioni economiche, che i responsabili di Tempi hanno sottoscritto al momento della stipula. Cionostante nell’agosto 2008 Tempi ha inviato a Tempi Agenzia una lettera in cui chiedeva la risoluzione del Contratto di servizio. Si tratta di un’evidente inadempienza, alla quale Tempi Agenzia non ha fatto seguire alcuna azione legale: perché? Anzi, per tutta risposta gli Enti proprietari – Comune e Provincia di Piacenza – hanno aumentato i versamenti a Tempi (con un contributo starordinario di 750.000 €), invece di chiederle di rispettare gli impegni di miglioramento dell’efficienza e di riduzione dei costi.
Ma c’è altro: la Legge Finanziaria 2007 ha posto un veto alla rielezione degli amministratori di società a capitale pubblico che per tre esercizi consecutivi fossero risultate in perdita. Tempi S.p.A. ha registrato perdite dal 2005 al 2008, ma i signori Paolo Botti, presidente, e Pierluigi Scaglioni, consigliere, sono stati confermati nella primavera del 2009, per il successivo triennio. Gli Enti proprietari – a cui spettano le nomine – come spiegano questa scelta?
Perché un simile disastro?
Il disastro, come si è visto, ha due componenti: il dissesto economico e la violazione delle regole.
La spiegazione di questo stato di cose è semplice: Tempi S.p.A. e Tempi Agenzia S.p.A. non sono considerate dagli Enti proprietari, Comune e Provincia, un patrimonio pubblico da gestire al meglio, ma strumenti per favorire interessi personali, di varia natura: di sostegno politico (vedasi la nomina di Paola Votto, maestra elementare, alla presidenza di Tempi Agenzia, nel 2006, e la estromissione di un bravissimo tecnico, l’allora Direttore Generale, ingegner Giovanni Periale), di mantenimento di emolumenti a persone della propria parte politica, di opportunità di affari per coloro che dalla cattiva gestione hanno solo da guadagnare.
La creazione delle Agenzie del TPL e l’assegnazione del servizio con gara pubblica è stata usata in altre città – specie emiliane e romagnole – per migliorare l’efficienza e ridurre l’onere a carico della collettività. A Piacenza i responsabili politici hanno invece deciso di fare il possibile per evitare che le cattive abitudini mutassero: con queste premesse, il disastro era inevitabile.
Ora, una considerazione politica: nel dibattito precongressuale sarebbe bene che il PD affrontasse anche il tema molto concreto della gestione delle società pubbliche, riguardo alla loro efficienza e alla scelta dei loro responsabili.
Rimane infine da vedere se la nuova Giunta provinciale si adeguerà all’attuale stato di cose oppure se vorrà cambiare indirizzo, cioè se chiamerà i responsabili di Tempi e Tempi Agenzia a rispettare gli impegni presi e se nominerà nelle due aziende dei propri rappresentanti in grado di gestirle nell’interesse dei cittadini.
Lorenzo Boscarelli
