Piacenzasette

16 lug 2009

Verso un servizio ferroviario metropolitano piacentino

#2: Speciale mobilità

sfm-400

E’ tra i progetti bandiera del Piano strategico per Piacenza, ma ha ottenuto anche una parte del finanziamento di 430mila euro per studi sul trasporto passeggeri e merci.

Il progetto del Servizio ferroviario metropolitano si pone come obiettivo la realizzazione ed attivazione di un sistema di trasporto, alternativo e, sotto alcuni aspetti complementare, all’utilizzo dell’auto per il gli spostamenti tra il capoluogo e il resto del territorio provinciale e, ovviamente, con particolare riferimento nei comuni oggi serviti dalle tre direttrici ferroviarie Alessandria – Piacenza, Cremona – Piacenza e Fiorenzuola – Piacenza (linea Milano – Bologna).
Il progetto prevede l’uso della risorsa ferroviaria già oggi disponibile, individuata dal sistema costituito dalle tre tratte Castel San Giovanni – Piacenza (linea Alessandria – Piacenza), Castelvetro – Piacenza (linea ferroviaria Cremona – Piacenza) e Fiorenzuola – Piacenza (linea ferroviaria Milano – Bologna), attraverso l’intensificazione del servizio locale sino al raggiungimento di un cadenzamento, su ciascuna stazione esistente lungo le tre direttrici ferroviarie, elevato e dell’ordine di un passaggio ogni 20 – 30 minuti.
In prima analisi il sistema SFM verrebbe, quindi, considerando il bacino territoriale provinciale, a costituirsi con tre direttrici di servizio:
− linea SFM1: Castel S. Giovanni – Sarmato – Rottofreno – San Nicolò – Piacenza;
− linea SFM2: Fiorenzuola – Cadeo – Pontenure – Piacenza;
− linea SFM3: Castelvetro – Monticelli d’Ongina – Caorso – Piacenza.

Il Comitato Regionale di Garanzia sugli impegni trasportistici in Emilia Romagna, a cui partecipa anche la Provincia di Piacenza, attraverso l’utilizzo di fondi di compensazione della TAV ha così deciso di affidare alla società TBridge uno  “Studio propedeutico all’affinamento delle proposte di orario a lungo termine sulla rete ferroviaria regionale e all’aggiornamento del Piano Regionale dei Trasporti”.

Sono previsti approfondimenti sulle alternative di esercizio per il servizio ferroviario regionale passeggeri in prossimità delle aree sub-urbane dei capoluoghi di provincia ed in particolare le previsioni di interventi di riqualificazione delle infrastrutture che tengano conto delle disponibilità di tracce liberate sulla tratta Milano – Piacenza con dell’entrata in esercizio del sistema ad Alta velocità. Lo studio si articolerà in tre fasi, ovvero l’analisi della domanda di mobilità, l’individuazione degli investimenti necessari per il servizio e i costi di gestione.

3 commenti a "Verso un servizio ferroviario metropolitano piacentino"

1 | Luciano

novembre 14th, 2009 at 13:16

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Non è mica male come idea a mio avviso!!!!!

2 | Vittorio Silva

dicembre 6th, 2009 at 14:27

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E come mai non se ne è mai sentito parlare sulla carta stampata? Comunque è da escludersi che un servizio di questo tipo - che assomiglierebbe molto alle ottime linee S lombarde - sarebbe gestito da Trenitalia: per realizzare un cadenzamento di 20/30 minuti, andrebbero messi a disposizione un cosistente numero di rotabili in più (per esempio, nel caso della ipotetica SFM1, almeno il doppio dei treni rispetto ad oggi), proprio l’opposto della politica di disimpegno dalle tratte regionali che sta attuando oggi Trenitalia!
Buona idea, comunque…

3 | S-Bahn

dicembre 6th, 2009 at 16:28

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Riporto un commento da me postato nel forum http://forum.milanotrasporti.org/index.php e premetto che non sino piacentino, pertanto quanto suggerito necessita obbligatoriamente di passare al vaglio di chi conosce puntualmente la realtà ferroviaria di Piacenza.

Innanzitutto oraristicamente (e realisticamente) si dovrebbero lasciar perdere frequenze di 20′ e concentrarsi sul più praticabile 30′.
Poi sarebbe da vedere se delle tre linee non se ne potrebbero fare due, unendo SFM1 e SFM3 da Castel San Giovanni a Castelvetro.
Ancora, pur riconoscendo la funzione di Piacenza come polo attrattore, i numeri non sono probabilmente molto alti e una operazione del genere si giustifica meglio considerando anche i movimento tra comune e comune della provincia, cosa che si otterrebbe in parte con l’unione di SFM1 e SFM3 e in parte cercando di studiare un nodo di interscambio con SFM2 a Piacenza.

Infine, ma prima cosa da fare in ordine di tempo, è un’analisi dell’utenza potenziale per vedere se la cosa, ben studiata, può stare in piedi.
In ogni caso reinvestire nel trasporto regionale le risorse di compensazione della TAV (piuttosto che in stupidaggini o in nuove autostrade) è la cosa migliore che probabilmente si possa fare.

C’è poi il problema del materiale rotabile. Trenitalia è alla frutta, ma forse un po’ meno in Emilia.
La cosa potrebbe essere comunque fatta per gradi. Si comincia dalla sistemazione della Milano-Bologna che verrà fatta nei prossimi mesi per inaugurare almeno l’inizio di SFM2, che comunque vivrebbe già di suo per i collegamenti su Reggio, Modena e Bologna da una parte e su Lodi e Milano dall’altra. Qui non si parte da zero ma va sistemato e integrato l’esistente.
Nel frattempo vanno adeguati per quanto possibile gli orari delle linee da Alessandria e Cremona per preparare SFM1/SFM3, cercando almeno il funzionamento completo a frequenza oraria in un arco di servizio dignitoso (almeno 7-20).
Infine si completa il sistema, cercando di portare tutto (o il più possibile) alla mezz’ora.

Questo potrebbe essere, se il tutto sta in piedi, un percorso di massima. In ogni caso va verificata anche, con i possibili futuri orari della Piacenza-Fiorenzuola, la possibilità tecnica di un nodo a Piacenza.

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