
In esclusiva per Piacenzasette l’ordine del giorno della Commissione speciale aree militari, approvato col voto favorevole di tutti i commissari presenti e due astensioni il 3 ottobre 2008 e fatto proprio dal Consiglio comunale del 27 ottobre con 28 voti favorevoli e un solo contrario.
La Commissione ha sviluppato la sua attività in coerenza con il mandato ricevuto dal Consiglio comunale (delibera di istituzione della Commissione del 14 dicembre 2007) e sulla base del Piano di lavoro presentato dal Presidente, discusso e condiviso nella riunione dell’8 febbraio 2008. La comparazione tra il lavoro effettivamente svolto giunti a metà dei 18 mesi previsti e gli impegni assunti nei documenti citati mostra in tutta evidenza che molto resta ancora da fare.
La Commissione è espressione del Consiglio comunale: proprio perciò, nel totale rispetto dell’autonomia politica di ogni gruppo consigliare, esprime rammarico per il mancato contributo del gruppo di An e auspica un positivo superamento di tale situazione. Essa ha operato autonomamente rispetto al Sindaco e alla Giunta (interlocutori primi di Difesa e Demanio), attraverso contatti tra il Presidente e l’Assessore delegato, il Vice sindaco Francesco Cacciatore. Sotto questo profilo segnala il ritardo nell’avvio del Psc (mancata discussione e adozione da parte del Consiglio almeno delle Linee di indirizzo dello stesso), naturale cornice dell’attività della Commissione. In questo senso, il presente ordine del giorno vuole essere una sollecitazione – e insieme un primo contributo - alla Giunta e al Consiglio ad attuare quanto prima gli impegni al riguardo.
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Mai come in questo momento le sfide di carattere economico, ambientale ed etico che attendono l’umanità imporrebbero, anche a livello locale, una profonda riflessione politica e una disposizione al cambiamento che partisse dalla consapevolezza del limite delle risorse rispetto alle necessità delle generazioni future.
Lo studio conoscitivo allegato al Documento preliminare del PTCP presenta un quadro abbastanza esauriente del contesto economico, ambientale e sociale della provincia di Piacenza. Un contesto con sue peculiarità ma non molto dissimile da quello dell’intera regione emiliana e padana. Un contesto caratterizzato da un’espansione urbanistica sfrenata, collegata ad un enorme consumo di suolo agricolo (perdita di 200.000 ettari in Emilia Romagna dal 1976 al 2003, corrispondente all’intera provincia di Reggio Emilia), una crescita incontrollata della mobilità stradale con riflessi diretti sul peggioramento della qualità dell’aria, una crescita dei consumi di acqua (di cui deteniamo il primato in Italia per la concentrazione di nitrati) e di produzione dei rifiuti, una crescita dei consumi di energia (+ 68% di gasolio in soli 10 anni dal 1995 al 2005, + 39% di energia elettrica nello stesso periodo), con un incremento di emissioni di CO² nella misura del 16% (nonostante gli interventi di ambientalizzazione e trasformazione a metano di gran parte delle centrali termoelettriche che ha abbattuto altre emissioni nocive), in netto contrasto con gli impegni assunti dall’Italia nel protocollo di Kyoto di riduzione del 6,5% entro il 2012. Per tacere poi della perdita progressiva di capacità bioriproduttiva dei sistemi naturali, di biodiversità e del degrado del paesaggio naturale, rurale e urbano.
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Nelle ultime settimane il dibattito sulla Pedemontana è tornato d’attualità. A riportare sulle pagine dei quotidiani locali il tema è stato l’accordo tra la Regione e la Provincia, sottoscritto l’11 novembre. Il tracciato sarà così di una sola corsia per senso di marcia. Negativo il commento del presidente della Camera di commercio Giuseppe Parenti, secondo il quale «Piacenza è costretta a subire decisioni prese da altri». Continua »