Piacenzasette

08 nov 2009

Le trasformazioni del territorio e la democrazia diretta

#1: Speciale urbanistica

Al Festival del diritto si è parlato anche di Urbanistica partecipata, attraverso l’esperienza piacentina del Labup.
L’effettiva e consapevole partecipazione dei cittadini alle scelte di sviluppo territoriale è uno dei principali campi in cui si realizza la democrazia. In passato ed ancora oggi si assiste alla debolezza delle istituzioni rappresentative di fronte agli interessi forti nel settore dell’urbanistica: questa è la ragione della difficoltà di fare una buona programmazione territoriale e della fuga negli strumenti della c.d. urbanistica contrattata (accordi di programma, ecc.).

Di questa situazione ha consapevolezza anche il legislatore regionale che ha voluto recentemente, con la legge n. 6 del 6 luglio di quest’anno, istituzionalizzare il ruolo dei laboratori di urbanistica partecipata, strumenti indipendenti di informazione e di promozione di una partecipazione diffusa e vissuta non solo in chiave conflittuale ma come fisiologico completamento dei percorsi decisionali formali ed istituzionali.

Il nostro Labup piacentino è stato quindi antesignano di questi recenti sviluppi normativi e può vantare una buona esperienza sul campo, maturata in particolare nella vicenda dell’area Ex Acna e della petizione popolare per la tutela e valorizzazione del verde urbano e delle aree agricole che contornano la città. Per quanto riguarda il primo caso si è trattato di organizzare e motivare il dissenso popolare rispetto ad una operazione speculativa e del tutto avulsa da una logica di ordinato sviluppo della città che avrebbe portato ad urbanizzare completamente e massicciamente un’area a ridosso della tangenziale sud, in variante di piano, trasferendo con una grossa maggiorazione i volumi previsti nell’area industriale dimessa in fondo a Via Borghetto. La mobilitazione dei cittadini e le risorse professionali e culturali messe in campo dal Labup (allora Forum) hanno convinto il Consiglio comunale ad abbandonare l’operazione tornando ad una logica di corretta pianificazione e sviluppo di quell’area.

Meno felice è stata l’esperienza della petizione per il verde urbano, prima attuazione nella nostra città di un istituto di democrazia diretta che prevede la possibilità di sottoporre al Consiglio comunale una proposta di delibera accompagnata dalle firme di più di un migliaio di cittadini. Va segnalato che la delibera riguardava non un semplice documento di indirizzo ma un vero e proprio documento di piano strutturato sia in un’accurata analisi della situazione della aree verde presento in città e nella sua cintura sia una proposta di tutela e valorizzazione.

L’iter della petizione è durato a lungo (dal 2004 anno di presentazione al 2007 anno di deliberazione da parte del Consiglio Comunale) ed ha sortito una votazione in cui il Consiglio non ha deliberato la proposta di piano come tale ma si è impegnato a tenere conto degli obiettivi programmatici contenuti nella proposta nell’ambito del documento “linee di indirizzo per il piano strutturale comunale”, esplicitando in particolare il riequilibrio degli standars del verde.

Passata la “consigliatura” però di questo impegno si sono di fatto perse le tracce ed ora il percorso del nuovo PSC (piano strutturale comunale) avanza con il vecchi sistema delle “segrete stanze”.

Urge quindi che dal convegno di oggi, che si tiene nell’ambito del Festival del diritto ed in una città che il Sindaco ha definito la città del diritto, venga un richiamo forte a riprendere un disegno di sviluppo della città aperto agli strumenti ed alle logiche della democrazia diretta.

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