Sono la naturale conseguenza dei cali di produzione e fatturato, ma l’analisi delle ore di cassa integrazione allarga l’obiettivo anche su consumi e stili di vita di famiglie e singoli lavoratori. A Piacenza e in Emilia Romagna verrebbe da dire che la crisi non va in crisi, nel senso che dal crack finanziario di settembre 2008 a oggi, la tendenza dell’effetto domino non sembra ancora trovare punti d’arresto. In questo senso, è eloquente il dato del 2009. Con le oltre 2 milioni e 200 mila ore di cassa integrazione ordinaria concesse nell’ultimo anno (contro le appena 156.025 del 2008), il territorio piacentino tocca vette di negatività finora inesplorate. E l’andamento non cambia rotta per quel che riguarda i primi mesi del 2010.
Rispetto al gennaio-marzo 2009, il primo trimestre di quest’anno ha visto crescere la richiesta di ammortizzatori del 97% (da 425.681 a 838.568 ore), senza risparmiare chi già versava in condizioni difficili l’anno prima, come dimostra l’impennata del +331,7% registrata dalle richieste di cassa integrazione straordinaria. L’indagine per singoli settori produttivi mostra invece la disparità tra le condizioni di sofferenza di certe tipologie industriali, rispetto all’andamento tutto sommato costante di produzioni risparmiate dalla crisi. Nel corso dell’ultimo anno, il 79,5% del totale delle ore di cassa integrazione ordinaria richieste ha riguardato il comparto meccanico (1 milione 818 mila ore). Ma esistono criticità ancora più nette, come il balzo registrato dal settore trasporti, passato dalle poco più di 600 ore richieste nel 2008, alle 85 mila e 400 ore del 2009. Quasi triplicato il ricorso agli ammortizzatori per le attività impegnate nell’edilizia, che cresce da 113.290 a 307.399 ore di cassa integrazione. Nessuna differenza sostanziale tra i due anni invece per quanto riguarda l’industria agroalimentare, quella estrattiva e il settore dei servizi, mentre si riduce la richiesta di ammortizzatori per le attività metallurgiche. Gli interventi di cassa integrazione straordinaria hanno conosciuto a loro volta una crescita molto rilevante: il monte ore autorizzato è passato infatti dalle 312.052 del 2008 alle 652.423 di fine novembre 2009. Anche in questo caso la meccanica ha raccolto la quota più rilevante del totale della gestione industria, con 278.620 ore su un totale di 490.176, pari al 56,8%. Conferma la tendenza peggiorativa nel tempo, anche l’andamento mese per mese del dato. Le ore di cassa integrazione ordinaria hanno raggiunto il loro picco nel mese di ottobre 2009 (558.771 le ore autorizzate), mentre per quella straordinaria è stato novembre il periodo più negativo con 216.459 ore, quando già a settembre si erano già superata quota 150 mila. Anche su base regionale le ore autorizzate sono risultate in forte aumento per tutto il corso del 2009, in totale poco più di 39 milioni, vale a dire tredici volte in più rispetto al 2008, che a sua volta aveva mostrato un incremento del 171,4% rispetto all’anno precedente. Industrie metalmeccaniche, chimiche e del legno, quelle maggiormente in difficoltà, con le prime arrivate a rappresentare circa il 77% del monte ore industriale. La cassa integrazione straordinaria, concessa per fronteggiare gli stati di crisi aziendale o per provvedere a ristrutturazioni, riconversioni e riorganizzazioni, ammonta a 18 milioni e 168 mila ore, sette volte in più rispetto al 2008 (che già cresceva del 28,6% a confronto col 2007). La richiedono principalmente i settori del legno, metalmeccanico, del sistema moda e della trasformazione dei minerali non metalliferi. Secondo quanto fornito dalla Regione, nel 2009 sono stati stipulati 527 accordi sindacali per accedere alla cassa integrazione straordinaria, di cui 339 relativi all’industria manifatturiera ed energetica.
