di Marco Ponti*
La prima riflessione sull’articolo di Boscarelli “Tempi grami per il Trasporto pubblico locale“ concerne la rarità di note di questo tipo sui mezzi di comunicazione, e soprattutto di note così ben documentate, cioè a cui è difficile opporre argomenti di tipo generico o ideologico.
Eppure di situazioni simili a quelle descritte per l’azienda di Piacenza ve ne sono moltissime in Italia: su circa cento gare fatte per il TPL, il 99% è risultata non reale, cioè è stata vinta dal gestore precedente di proprietà del comune, che era anche giudice della gara.
Il “silenzio stampa” è vistosamente un fenomeno “bipartisan”: sono tutti d’accordo per non fare gare vere, cioè per non fare servizi a costi più bassi e con migliore qualità (risultato ovvio di servizi messi in gara: infatti che in nessuna città nessun concorrente sia in grado di essere più efficiente del gestore esistente appare totalmente inverosimile….anche perché significherebbe che tutti i gestori hanno lo stesso grado di efficienza).
E pur non avendo autorità diretta sulla struttura delle gare, anche l’Antitrust ha denunciato e sanzionato moltissimi comportamenti di collusione anticoncorrenziale. Succede in molti settori…..ma è del tutto straordinario che azioni contrarie all’interesse degli utenti siano messe in atto, anche a costo di contravvenire alla legge, da soggetti pubblici che per definizione dovrebbero tutelarli.
Particolarmente curioso è poi il fatto che l’atteggiamento anticoncorrenziale in Italia sia molto più radicato nelle amministrazioni di centro destra (che si proclamano liberali), rispetto a quelle di centro-sinistra.
Allora occorre trovare una solida spiegazione del fenomeno.
Gli economisti chiamano questo fenomeno “cattura”, che significa la prevalenza di interessi egoistici di attori pubblici rispetto agli interessi della collettività. Questo fenomeno comprende certamente anche la corruzione, ma più in generale si tratta di “scambi di favori” illeciti: assunzioni clientelari, fornitori politicamente graditi, voto di scambio ecc. E uno degli strumenti su cui il meccanismo della “cattura” si appoggia è proprio la gestione distorta dell’informazione: meno la gente sa, meglio è.
Per concludere: il direttore dell’azienda di Napoli ha dichiarato a chi scrive, in modo del tutto sereno: “Non si possono far gare vere, altrimenti il comune non potrebbe più ripianarci il deficit a fine d’anno sottobanco…..”.
Altro che concorrenza contraria alla socialità dei servizi, è vero il contrario: solo la concorrenza può tagliare la rete di “scambi di favori” occulti a danno degli utenti che regge il trasporto pubblico in Italia, e proprio per questo motivo i politici “catturati”, e ovviamente anche le aziende monopolistiche, di concorrenza non ne vogliono sapere, e non vogliono che circolino troppe notizie del tipo di quelle fornite da Lorenzo Boscarelli.
Marco Ponti
*professore ordinario di Economia dei Trasporti al Politecnico di Milano
